Chi lavora in un’area contaminata è esposto agli stessi inquinanti che la bonifica deve rimuovere: metalli pesanti, idrocarburi, solventi, fibre di amianto. A differenza di chi vive nei dintorni, l’operatore è a contatto diretto con terreni, acque e materiali. Per questo la sicurezza va pianificata partendo dai dati ambientali del sito, prima ancora di aprire il cantiere.
Di quali siti parliamo
In Italia le aree contaminate più estese e complesse sono classificate come Siti di Interesse Nazionale (SIN), individuati in base all’art. 252 del D.Lgs. 152/2006, il Testo Unico Ambientale. Secondo ISPRA i SIN sono oggi 42 e le procedure di bonifica sono di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Accanto a questi esistono migliaia di siti di competenza regionale: aree industriali dismesse, ex discariche, vecchi distributori di carburante.
Quali rischi corrono gli operatori
Le vie di esposizione principali sono tre:
- inalazione di polveri, vapori e fibre sollevati durante scavi e movimentazione dei materiali;
- contatto con la pelle di terreni, fanghi e acque contaminate;
- ingestione accidentale, ad esempio mangiando o fumando senza essersi lavati.
A questi si sommano i rischi tipici del cantiere: mezzi in movimento, scavi profondi, spazi confinati, lavoro al caldo.
Come si organizza la sicurezza in sei passaggi
- Partire dai dati di caratterizzazione: le analisi ambientali dicono quali sostanze sono presenti e in quali concentrazioni. Sono la base della valutazione del rischio chimico prevista dal Titolo IX del D.Lgs. 81/2008.
- Integrare i documenti di cantiere: il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) e i Piani Operativi di Sicurezza (POS) devono tenere conto delle contaminazioni specifiche del sito.
- Definire le zone di lavoro: area contaminata, zona di decontaminazione e area pulita, con percorsi separati per persone e mezzi.
- Scegliere i DPI in base agli inquinanti: protezioni respiratorie, tute e guanti adatti alle sostanze rilevate, non modelli generici.
- Monitorare: campionamenti dell’aria e, quando previsto, sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti.
- Formare: ogni operatore deve conoscere le sostanze presenti, le procedure di decontaminazione e l’uso corretto dei DPI.
Amianto: il nuovo valore limite
Il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 213, in vigore dal 24 gennaio 2026, recepisce la Direttiva (UE) 2023/2668 e abbassa il valore limite di esposizione all’amianto da 0,1 a 0,01 fibre per cm³, come media su 8 ore. Dal 21 dicembre 2029 la misurazione dovrà avvenire con la microscopia elettronica, in grado di contare anche le fibre più sottili. Le imprese che lavorano in siti con amianto devono quindi rivedere piani di lavoro, monitoraggi e scelta dei DPI.
Errori da evitare
- Usare un POS standard, senza i dati di caratterizzazione del sito.
- Sottovalutare la decontaminazione di mezzi, attrezzi e indumenti in uscita dall’area.
- Scegliere maschere generiche, non adatte agli inquinanti presenti.
- Non coordinare le diverse imprese che lavorano contemporaneamente nell’area.
Domande frequenti
Chi è responsabile della sicurezza in un cantiere di bonifica?
Ogni datore di lavoro lo è per i propri lavoratori. Quando nel cantiere operano più imprese, il coordinamento spetta al coordinatore per la sicurezza previsto dal Titolo IV del D.Lgs. 81/2008.
I dati della caratterizzazione ambientale bastano per valutare il rischio?
Sono indispensabili, ma vanno integrati con l’analisi delle lavorazioni: lo stesso terreno espone in modo diverso durante uno scavo o durante un campionamento.
Il nuovo limite per l’amianto vale anche per i lavori già avviati?
Sì, il limite è in vigore e si applica alle esposizioni in corso. Piani di lavoro e monitoraggi predisposti con il vecchio valore vanno riesaminati.
In sintesi
Nei siti contaminati la sicurezza si progetta prima di aprire il cantiere, partendo dai dati ambientali. È l’unico modo per scegliere misure e DPI davvero efficaci.
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