Infortuni nell’industria chimica: cosa dicono i dati INAIL e dove intervenire

L’industria chimica italiana cresce e resta uno dei comparti manifatturieri con meno infortuni. L’ultima analisi dell’INAIL, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, pubblicata nel 2026, segnala però due fronti da non sottovalutare: gli incidenti nel tragitto casa-lavoro e l’aumento delle denunce per tumori professionali. Ecco i numeri principali e cosa suggeriscono alle aziende.

Il settore in sintesi

Nel 2023 il comparto contava circa 4.100 aziende e oltre 114.000 addetti, con un’occupazione cresciuta del 4,5% tra il 2019 e il 2023. Le imprese sono in media quasi tre volte più grandi di quelle del manifatturiero.

I numeri di infortuni e malattie professionali

Indicatore Industria chimica Manifatturiero
Infortuni indennizzati ogni 1.000 addetti (2021-2023) 6,53 12,12
Giornate perse per addetto (2021-2023) 0,68 1,15
Quota di infortuni in itinere (media 2020-2024) 23% 16%
Denunce di infortunio nel 2024 2.082, di cui 488 in itinere –
Denunce di malattia professionale nel 2024 186 –

 

Fonte: INAIL, 2026.

Nel 2024 le denunce di infortunio hanno superato quota 2.000 per la prima volta dal 2020. Tra il 2020 e il 2024 i casi mortali sono stati 16, per l’81% legati a esplosioni e concentrati soprattutto nella fabbricazione di esplosivi.

Tre segnali da leggere con attenzione

1. Il tragitto casa-lavoro pesa più che altrove

Quasi un infortunio su quattro avviene in itinere, contro uno su sei nel manifatturiero, e nella gran parte dei casi coinvolge un mezzo di trasporto. È un rischio spesso trascurato, su cui l’azienda può comunque agire con orari, piani di mobilità e sensibilizzazione.

2. Crescono i tumori professionali

Nel 2024 rappresentano il 14% delle malattie denunciate, in aumento del 73% sull’anno precedente, con prevalenza di mesoteliomi e tumori polmonari. Molti casi riflettono esposizioni di decenni fa, ma ricordano quanto conti oggi una valutazione accurata di cancerogeni e amianto.

3. I disturbi muscolo-scheletrici restano la prima malattia

Sono il 58% delle denunce, mentre le patologie del sistema nervoso, quasi tutte sindromi del tunnel carpale, sono raddoppiate. Movimentazione di fusti e sacchi e gesti ripetuti vanno valutati con la stessa attenzione riservata al rischio chimico.

Cosa possono fare le aziende

  • Aggiornare la valutazione del rischio chimico e cancerogeno, comprese le sostanze tossiche per la riproduzione.
  • Valutare movimentazione manuale dei carichi e movimenti ripetitivi, intervenendo su ausili e organizzazione del lavoro.
  • Inserire il rischio stradale e in itinere tra i temi di prevenzione e formazione.
  • Rafforzare le procedure per atmosfere esplosive e sostanze instabili, dove presenti.

Domande frequenti

L’industria chimica è un settore ad alto rischio di infortuni?

Secondo l’INAIL la frequenza degli infortuni è circa la metà della media manifatturiera. Restano però rischi specifici rilevanti, come esplosioni ed esposizione ad agenti chimici.

Gli infortuni in itinere riguardano anche l’azienda?

Sì: sono tutelati dall’INAIL e incidono sui dati aziendali. Misure organizzative e formazione possono contribuire a ridurli.

Perché aumentano i tumori professionali se le esposizioni sono diminuite?

Molte patologie, come il mesotelioma, compaiono decenni dopo l’esposizione. I dati di oggi riflettono in parte condizioni di lavoro del passato.

In sintesi

I dati INAIL descrivono un settore attento alla sicurezza, ma indicano con chiarezza dove concentrare gli sforzi: tragitti casa-lavoro, ergonomia e controllo delle esposizioni a lungo termine.

Volete capire dove intervenire nella vostra azienda? Con la nostra consulenza in salute e sicurezza possiamo rileggere insieme il DVR alla luce di questi dati. Contattateci.

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