Cobalto, IPA, isoprene e 1,4-diossano: dove si trovano e quali aziende devono prepararsi

La sesta revisione della Direttiva CMRD pone particolare attenzione su cobalto, IPA, isoprene e 1,4-diossano, sostanze che possono interessare numerosi processi industriali.

L’accordo europeo è ancora provvisorio e i nuovi valori non rappresentano oggi limiti direttamente applicabili alle aziende italiane. Tuttavia, costituiscono un riferimento importante per capire se DVR, monitoraggi e misure di prevenzione siano già adeguati.

Un aspetto fondamentale è non limitarsi alle sostanze indicate nelle Schede Dati di Sicurezza: alcuni contaminanti possono infatti formarsi durante il processo produttivo o essere presenti come impurità.

Cobalto: batterie, metalli duri e lavorazioni speciali

Il cobalto e i suoi composti inorganici possono essere presenti in numerose lavorazioni industriali.

I settori da controllare con maggiore attenzione comprendono:

  • produzione e riciclo di batterie;
  • materiali catodici;
  • metalli duri e utensili sinterizzati;
  • magneti e leghe speciali;
  • metallurgia delle polveri;
  • rettifica, lucidatura e trattamenti superficiali;
  • recupero di polveri e residui contenenti cobalto.

La futura disciplina europea distingue fra frazione inalabile e frazione respirabile. Questo rende importante verificare non soltanto la presenza di polveri, ma anche dimensione delle particelle, modalità di campionamento e fasi particolarmente critiche, come manutenzione e sostituzione dei filtri.

Se nel DVR compare soltanto una generica voce “polveri metalliche”, può essere necessario approfondire la valutazione.

IPA: attenzione a combustione, fonderie e processi ad alta temperatura

Gli idrocarburi policiclici aromatici, IPA o PAH, possono essere presenti in prodotti derivati dal carbone e dal petrolio oppure generarsi durante processi di combustione incompleta e lavorazioni ad alta temperatura.

Tra i settori più interessati troviamo:

  • fonderie;
  • produzione di alluminio;
  • cokerie;
  • produzione di carbonio e grafite;
  • processi metallurgici;
  • lavorazioni con catrame, bitumi, fuliggini o oli pesanti.

La valutazione dovrebbe verificare anche riferimenti a benzo[a]pirene, coal tar, pitch e altri materiali potenzialmente contenenti IPA.

In questo caso non bisogna considerare soltanto l’inalazione: la contaminazione di superfici, indumenti e pelle può rappresentare una componente importante dell’esposizione.

Isoprene: industria chimica e della gomma

L’isoprene è utilizzato soprattutto nell’industria chimica e nella produzione di gomma sintetica e polimeri.

Le situazioni da attenzionare comprendono:

  • produzione e utilizzo di isoprene;
  • reattori e linee di trasferimento;
  • carico e scarico;
  • stoccaggio;
  • campionamenti di processo;
  • manutenzioni e apertura degli impianti.

Essendo una sostanza volatile, diventano fondamentali la tenuta degli impianti, il controllo delle perdite e un monitoraggio rappresentativo delle reali condizioni di esposizione.

1,4-diossano: può essere presente anche come impurità

Il 1,4-diossano può essere utilizzato in determinati processi industriali, ma può anche comparire come impurità o sottoprodotto.

I settori potenzialmente interessati comprendono:

  • industria chimica;
  • alcuni processi tessili;
  • produzione di detergenti e tensioattivi;
  • laboratori e reparti pilota;
  • manutenzione e pulizia di impianti.

Per questo motivo non sempre è sufficiente cercare “1,4-diossano” come ingrediente principale nella SDS.

Può essere utile richiedere ai fornitori informazioni più specifiche sulla presenza di impurità e residui di processo. La valutazione deve inoltre considerare la possibile esposizione cutanea e, nei casi pertinenti, il monitoraggio biologico.

Quali aziende dovrebbero controllare subito il DVR?

Una prima verifica può partire da alcune domande molto semplici:

  1. Utilizziamo leghe, polveri o materiali contenenti cobalto?
  2. Produciamo, manuteniamo o ricicliamo batterie?
  3. Abbiamo processi di combustione, fusione o lavorazioni ad alta temperatura?
  4. Utilizziamo isoprene nella produzione di gomma, polimeri o prodotti chimici?
  5. Il 1,4-diossano potrebbe essere presente come sostanza, impurità o sottoprodotto?
  6. Le SDS disponibili sono aggiornate?
  7. I monitoraggi effettuati sono sufficientemente sensibili rispetto ai nuovi valori europei?
  8. Manutenzioni, pulizie e gestione dei filtri sono comprese nella valutazione del rischio?

Se una o più risposte richiedono verifiche aggiuntive, può essere opportuno riesaminare il processo prima dell’entrata in vigore dei futuri limiti.

Cosa possono fare oggi le aziende

Prepararsi non significa applicare anticipatamente una normativa non ancora recepita.

Significa invece verificare per tempo:

  • inventario di sostanze e materiali;
  • SDS e informazioni sulle impurità;
  • processi che possono generare agenti pericolosi;
  • efficienza di aspirazioni e sistemi chiusi;
  • qualità dei monitoraggi ambientali;
  • attività di manutenzione e pulizia;
  • coerenza tra DVR e condizioni reali di lavoro.

Anticipare queste verifiche permette anche di programmare eventuali interventi tecnici senza dover agire in emergenza quando il nuovo quadro europeo diventerà operativo.

Casini Service supporta le aziende nella mappatura delle sostanze pericolose, nell’analisi dei processi espositivi e nella verifica delle misure di prevenzione.

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