Fumi di saldatura cancerogeni: rischi, DVR e prevenzione
I fumi di saldatura rappresentano uno dei rischi più importanti da valutare nelle officine, nelle carpenterie, nelle attività metalmeccaniche e nei cantieri.
Parlare semplicemente di “fumo di saldatura”, però, può essere fuorviante.
Durante la saldatura si genera infatti un aerosol complesso la cui composizione può cambiare sensibilmente in funzione del materiale lavorato, del consumabile utilizzato, dei rivestimenti presenti sulle superfici, del processo di saldatura, dei parametri operativi e delle condizioni dell’ambiente di lavoro.
Per questo motivo la valutazione del rischio non può limitarsi a indicare genericamente nel DVR la presenza di “fumi di saldatura”.
Occorre capire quali sostanze vengono realmente generate, quanto sono esposti i lavoratori e soprattutto se le misure di prevenzione adottate sono realmente efficaci.
I fumi di saldatura sono cancerogeni?
La IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, classifica i fumi di saldatura come cancerogeni per l’uomo, Gruppo 1.
Le evidenze scientifiche disponibili hanno evidenziato in particolare un’associazione con il tumore del polmone.
Anche la radiazione ultravioletta prodotta durante alcuni processi di saldatura è classificata dalla IARC come cancerogena per l’uomo.
Questo non significa però che tutti i fumi di saldatura abbiano esattamente la stessa composizione o comportino lo stesso livello di esposizione.
Il rischio dipende dal processo reale.
Da cosa dipende la composizione dei fumi di saldatura
Il fumo prodotto durante una saldatura può essere influenzato da numerosi fattori:
- materiale base;
- materiale d’apporto;
- elettrodi e fili utilizzati;
- eventuali rivestimenti superficiali;
- oli, grassi o contaminazioni presenti sul pezzo;
- processo di saldatura;
- parametri elettrici;
- temperatura;
- gas di protezione;
- durata e frequenza dell’attività;
- condizioni di ventilazione e aspirazione.
Una corretta valutazione del rischio deve quindi partire dall’analisi concreta del ciclo produttivo.
Quali sostanze pericolose possono essere presenti nei fumi di saldatura
A seconda dei materiali e delle lavorazioni, nei fumi possono essere presenti sostanze con caratteristiche tossicologiche molto diverse.
Tra quelle che meritano particolare attenzione troviamo:
- composti del cromo esavalente, soprattutto in alcune lavorazioni sugli acciai inox;
- composti del nichel;
- cadmio e composti inorganici, in presenza di determinati materiali o rivestimenti;
- ossidi di manganese;
- cobalto e relativi composti in determinati processi;
- idrocarburi policiclici aromatici, IPA, in specifiche condizioni di processo o contaminazione;
- particelle fini e ultrafini in grado di penetrare profondamente nell’apparato respiratorio.
La semplice indicazione “presenza di fumi” non permette quindi di comprendere in modo adeguato il rischio.
È necessario individuare quali contaminanti possono essere generati e in quali concentrazioni.
Fumi di saldatura e nuova CMRD: una distinzione importante
La classificazione IARC e il quadro normativo europeo non sono la stessa cosa.
La IARC valuta il pericolo cancerogeno sulla base delle evidenze scientifiche e classifica i fumi di saldatura nel loro complesso come cancerogeni per l’uomo.
Il testo provvisorio relativo alla nuova revisione della Direttiva europea CMRD propone invece di includere nell’Allegato I i lavori che comportano esposizione a fumi di saldatura contenenti sostanze o miscele classificate CMR di categoria 1A o 1B secondo il Regolamento CLP.
Si tratta quindi di due livelli differenti:
la classificazione scientifica del pericolo, da una parte, e l’inquadramento giuridico europeo dall’altra.
L’accordo europeo è inoltre ancora provvisorio e non rappresenta, allo stato attuale, un nuovo obbligo direttamente applicabile alle aziende italiane.
Rappresenta però un’indicazione molto chiara sulla direzione futura della prevenzione.
Il DVR deve valutare il processo reale di saldatura
Una valutazione efficace non può fermarsi a una voce generica come:
“Rischio chimico da fumi di saldatura: presente”.
Il DVR deve descrivere concretamente le condizioni nelle quali avviene la lavorazione.
È necessario chiedersi:
cosa viene saldato?
Con quale procedimento?
Per quanto tempo?
In quale ambiente?
Quali materiali d’apporto vengono utilizzati?
Sono presenti rivestimenti superficiali?
Esistono sostanze classificate cancerogene, mutagene o reprotossiche?
Quali sistemi di aspirazione vengono utilizzati?
Sono presenti lavoratori che operano nelle vicinanze?
Il D.Lgs. 81/2008 richiede di valutare caratteristiche, durata e frequenza dell’esposizione, quantità degli agenti, concentrazioni e possibili vie di assorbimento.
Nel caso della saldatura significa costruire scenari di esposizione coerenti con ciò che avviene realmente durante il lavoro, comprese manutenzioni, attività occasionali e situazioni non routinarie.
Aspirazione fumi di saldatura: perché la captazione alla fonte è fondamentale
Nella gerarchia delle misure di prevenzione, gli interventi tecnici e le protezioni collettive hanno priorità rispetto ai dispositivi di protezione individuale.
Per i fumi di saldatura, uno degli strumenti principali è la captazione localizzata alla fonte.
Ma avere un braccio aspirante vicino alla postazione non significa automaticamente avere un sistema efficace.
L’efficienza dell’aspirazione deve essere verificata concretamente.
Tra gli aspetti da controllare ci sono:
- distanza tra bocchetta di aspirazione e punto di saldatura;
- posizione dell’aspirazione rispetto al pennacchio di fumo;
- portata dell’impianto;
- velocità di cattura;
- eventuali interferenze provocate da correnti d’aria;
- ventilazione generale dell’ambiente;
- stato dei filtri;
- manutenzione dell’impianto;
- possibili perdite;
- eventuale ricircolo dell’aria;
- comportamento dell’operatore durante le diverse posizioni di saldatura.
Un sistema tecnicamente corretto ma utilizzato male può perdere gran parte della propria efficacia.
Non esiste soltanto il rischio per il saldatore
Uno degli errori più frequenti nella valutazione è concentrare tutta l’attenzione esclusivamente sull’operatore che esegue materialmente la saldatura.
I fumi possono diffondersi nell’ambiente e interessare anche altri lavoratori.
Possono essere coinvolti, ad esempio:
- aiutanti del saldatore;
- addetti al montaggio;
- manutentori;
- operatori che lavorano nella stessa officina;
- personale che svolge attività nelle aree confinanti;
- addetti alle pulizie.
Le polveri depositate sulle superfici possono inoltre essere successivamente risospese.
Per questo motivo la valutazione deve comprendere anche gli esposti indiretti e considerare la disposizione delle postazioni, la zonizzazione delle aree di lavoro e la presenza di attività simultanee.
Monitoraggio dei fumi di saldatura: cosa respira realmente il lavoratore?
Il monitoraggio personale in zona respiratoria rappresenta uno degli strumenti più utili per verificare l’esposizione effettiva.
Il campionamento deve però essere rappresentativo.
Effettuare misurazioni esclusivamente durante giornate particolarmente favorevoli o in condizioni operative differenti da quelle abituali può restituire risultati poco significativi.
La campagna di monitoraggio dovrebbe tenere conto di:
- materiali lavorati;
- processi utilizzati;
- mansioni;
- durata dell’esposizione;
- variabilità della produzione;
- condizioni di ventilazione;
- effettivo utilizzo dell’aspirazione.
Quando vengono saldati materiali differenti o vengono utilizzati processi molto diversi, può essere necessario realizzare campagne di misura separate.
Valori limite molto bassi: attenzione alla metodologia di campionamento
Quando il contaminante ricercato presenta valori limite di esposizione particolarmente bassi, anche il metodo di misura diventa determinante.
È necessario verificare:
- sensibilità della metodologia analitica;
- limite di quantificazione;
- durata del campionamento;
- quantità di aria campionata;
- scelta della corretta frazione granulometrica;
- rappresentatività delle condizioni operative.
Una misurazione formalmente eseguita ma non sufficientemente sensibile potrebbe non fornire informazioni adeguate rispetto ai livelli realmente da controllare.
DPI respiratori: protezione necessaria, ma non una scorciatoia
In alcune attività può essere necessario utilizzare dispositivi di protezione respiratoria.
I DPI, però, non devono diventare una soluzione alternativa alla mancata adozione di interventi tecnici ragionevolmente realizzabili.
La gerarchia della prevenzione assegna infatti priorità all’eliminazione o riduzione del rischio alla fonte e alle misure di protezione collettiva.
La scelta del dispositivo respiratorio deve derivare dalla valutazione del rischio e considerare:
- contaminanti presenti;
- concentrazione;
- durata dell’esposizione;
- fattore di protezione necessario;
- compatibilità con casco e schermo di saldatura;
- caratteristiche del volto dell’utilizzatore;
- corretta adattabilità;
- manutenzione;
- pulizia;
- sostituzione dei filtri;
- formazione e addestramento del lavoratore.
Il DPI funziona correttamente soltanto se viene scelto, indossato e mantenuto in modo adeguato.
Fumi di saldatura cancerogeni: 10 controlli da effettuare in officina
Per verificare se la valutazione del rischio è ancora adeguata, aziende metalmeccaniche e carpenterie possono iniziare da dieci controlli pratici.
- Elencare tutti i procedimenti di saldatura e brasatura effettivamente utilizzati.
- Mappare materiali base, materiali d’apporto, consumabili, rivestimenti e possibili contaminazioni superficiali.
- Controllare le Schede Dati di Sicurezza dei consumabili e la documentazione tecnica dei materiali.
- Verificare la possibile presenza di cromo esavalente, nichel, cadmio, cobalto e altre sostanze CMR.
- Controllare l’efficienza reale delle aspirazioni alla fonte e il modo in cui vengono utilizzate dagli operatori.
- Individuare eventuali lavoratori indirettamente esposti nelle aree circostanti.
- Programmare campionamenti personali rappresentativi delle reali condizioni di lavoro.
- Verificare procedure di pulizia, gestione delle scorie e rimozione delle polveri depositate.
- Controllare adeguatezza, adattabilità, manutenzione e gestione dei DPI respiratori.
- Allineare DVR, formazione dei lavoratori, sorveglianza sanitaria e procedure operative.
Quando è necessario rivedere il DVR dei saldatori
La valutazione dovrebbe essere riesaminata soprattutto quando cambiano:
- materiali lavorati;
- tipologie di acciaio;
- consumabili;
- rivestimenti;
- procedimenti di saldatura;
- tempi di esposizione;
- organizzazione delle postazioni;
- sistemi di aspirazione;
- ventilazione dei locali;
- volumi produttivi.
Anche nuove informazioni sulla classificazione delle sostanze o sui valori limite possono rendere necessario verificare se la valutazione precedente sia ancora rappresentativa.
Dal “rischio da fumi” alla valutazione dell’esposizione reale
Il rischio legato alla saldatura non può più essere gestito attraverso una descrizione generica.
Le evidenze scientifiche e l’evoluzione del quadro europeo stanno spingendo verso valutazioni sempre più specifiche.
Occorre conoscere la composizione potenziale del fumo, verificare l’esposizione personale, controllare la presenza di sostanze CMR, valutare gli esposti indiretti e soprattutto dimostrare l’efficacia delle misure tecniche adottate.
È questo livello di dettaglio che trasforma il DVR da semplice documento formale a vero strumento di prevenzione.
Casini Service affianca le aziende nella valutazione dei rischi legati ai processi di saldatura, nell’analisi delle condizioni di esposizione e nella verifica delle misure di prevenzione adottate.
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