Amianto negli Stati Uniti: dal divieto del 2024 alla proposta bipartisan del 2026

Amianto negli Stati Uniti: una nuova proposta per ampliare il divieto

Negli Stati Uniti il tema dell’amianto è tornato al centro del dibattito legislativo.

Il 4 agosto 2026 i senatori Jeff Merkley e John Curtis hanno presentato al Senato l’Alan Reinstein Ban Asbestos Now Act of 2026, una proposta bipartisan che punta a vietare a livello federale la produzione, lavorazione, utilizzo e distribuzione commerciale dell’amianto.

La proposta è particolarmente significativa perché arriva poco più di due anni dopo un’importante decisione dell’Environmental Protection Agency.

Cosa aveva deciso l’EPA nel 2024?

Nel marzo 2024 l’EPA ha adottato una norma per vietare gli usi ancora in corso dell’amianto crisotilo, che l’Agenzia indicava come l’unica forma di amianto ancora nota per essere importata, lavorata o distribuita per l’utilizzo negli Stati Uniti.

È importante però fare una distinzione: il provvedimento del 2024 non corrispondeva a un divieto immediato e generalizzato di qualsiasi forma di amianto presente sul territorio americano.

La norma riguarda gli usi in corso del crisotilo e stabilisce tempi di eliminazione differenti a seconda delle applicazioni. Per alcuni utilizzi il phase-out è rapido, mentre per altri sono previsti periodi di transizione più lunghi.

Parallelamente, l’EPA ha proseguito la valutazione anche degli utilizzi storici e dello smaltimento di materiali contenenti amianto presenti, per esempio, negli edifici più vecchi.

Cosa prevede la proposta bipartisan del 2026?

L’Alan Reinstein Ban Asbestos Now Act of 2026, identificato come S.5235, vuole andare oltre.

Il testo depositato al Senato punta a modificare il Toxic Substances Control Act per vietare produzione, lavorazione, utilizzo e distribuzione commerciale dell’amianto e dei prodotti che lo contengono. La proposta riguarda tutte le sei fibre di amianto storicamente regolamentate.

C’è però un elemento fondamentale: al momento si tratta di una proposta di legge, non di una norma già approvata.

Secondo il registro ufficiale del Governo statunitense, S.5235 è stato presentato il 4 agosto 2026, letto due volte e assegnato alla Senate Committee on Environment and Public Works.

Parlare quindi di un nuovo “divieto americano del 2026” sarebbe, allo stato attuale, inesatto. È più corretto parlare di una proposta legislativa finalizzata ad ampliare e rendere più organica la disciplina federale.

Perché il caso americano è interessante anche per le imprese italiane?

Le normative statunitensi non modificano naturalmente gli obblighi delle imprese italiane, ma il dibattito americano conferma quanto la gestione del rischio amianto rimanga un tema attuale a livello internazionale.

In Italia il processo di cessazione dell’impiego dell’amianto è stato disciplinato dalla Legge 27 marzo 1992 n. 257.

Il D.Lgs. 81/2008 dedica inoltre uno specifico capitolo alla protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro.

La presenza di materiali contenenti amianto negli edifici e nelle strutture realizzate in passato rende quindi ancora oggi essenziali identificazione, valutazione del rischio e corretta gestione delle eventuali attività che possano comportare esposizione.

Il principio centrale resta lo stesso: conoscere il rischio prima di intervenire.

Prevenzione significa conoscere ciò che è presente

Il caso americano mostra anche come l’evoluzione normativa possa continuare molti anni dopo l’abbandono progressivo di una sostanza.

Per le aziende la sicurezza non può quindi limitarsi al rispetto formale di un obbligo. Serve conoscere gli ambienti di lavoro, individuare correttamente i rischi presenti e pianificare le attività prima che una lavorazione possa trasformare un materiale apparentemente innocuo in una fonte di esposizione.

Quando si parla di amianto, improvvisare non è mai la strada giusta.

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