Smart working: posso lavorare dove voglio?

Lo smart working, detto anche lavoro agile, è entrato a far parte delle nostre vite, con i pro e i contro che ne conseguono. Tra i dubbi più comuni di chi lavora lontano dall’ufficio – sempre o alcuni giorni a settimana – c’è la possibilità di scegliere postazioni diverse dalla propria abitazione, ad esempio recandosi in biblioteche, coworking o nella seconda casa di villeggiatura (cosiddetto workation).

La caratteristica principale dello smart working è la sua flessibilità, sia di orario (previo accordo con l’azienda) che di postazione, per questo è giusto dire che gli smart worker possono lavorare dove vogliono, e non per forza nel luogo di domicilio o residenza noto al datore di lavoro.

Cosa prevede la legge in materia di infortunio in itinere e sul posto del lavoro? Quali sono gli obblighi del dipendente? Facciamo il punto della situazione.

Smart working: dove si può lavorare?

Inutile dire che lo smart working ha rivoluzionato la vita di moltissimi dipendenti a tempo determinato o indeterminato. Ciò perché tra i vantaggi del lavoro agile c’è quello di poter conciliare gli impegni di lavoro con quelli personali, evitando le code nel traffico o i lunghi tragitti sui mezzi pubblici.

Molti però si domandano se lo smart worker possa scegliere in totale autonomia il luogo di lavoro e sia libero di cambiarlo ogni volta che vuole. La risposta a questa domanda è sì, dato che la legge quadro che disciplina il lavoro agile in Italia (la numero 81/2017) definisce lo smart working “flessibile” in tutti i suoi aspetti, quindi luogo, orari e pause, senza modificare retribuzione, maturazione delle ferie, maternità e altri diritti dei lavoratori (ad eccezione dei buoni pasto).

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