«Formazione obbligatoria a scuola sulle manovre che salvano la vita» ILCOR 2020
Studio Jonata Casini - Traning & Consulting

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28 Aprile 2021

«Formazione obbligatoria a scuola sulle manovre che salvano la vita» ILCOR 2020

Lo raccomanda lo European resuscitation council nella nuova edizione delle linee guida sul tema, presentate da Italian resuscitation council. Spazio a Covid-19 e innovazione

Introdurre la formazione obbligatoria a scuola sul primo soccorso, adottare tecnologie e applicazioni per cellulari che consentano la geo-localizzazione dei defibrillatori

più vicini al luogo dell’emergenza, far sì che gli operatori del 112 (118) diano subito al telefono alle persone che hanno chiamato le istruzioni su come effettuare la rianimazione cardiopolmonare: sono alcune delle raccomandazioni rivolte agli Stati e ai sistemi sanitari europei contenute nelle nuove linee guida europee sul primo soccorso presentate da Italianresuscitation council (Irc), società scientifica accreditata dal Ministero della Salute, i cui soci hanno contribuito alla definizione del nuovo documento. Le nuove linee guida, che sono aggiornate ogni 5 anni sulla base delle evidenze scientifiche relative ai dati epidemiologici e alle misure più efficaci di intervento, sono state pubblicate dallo European resuscitation council (Erc), di cui Irc è parte, sulla base delle raccomandazioni di International liaison committee on resuscitation (Ilcor), consenso mondiale sul trattamento dell’arresto cardiaco.

Il ruolo di Covid-19

Durante la pandemia la paura di potersi in qualche modo infettare prestando soccorso a chi è vittima di un attacco cardiaco, da parte dei cosiddetti «soccorritori laici», ha spinto lo stesso Ilcor a pubblicare nel maggio 2020 nuove «regole di comportamento» da tenere in caso di arresto cardiaco alla luce del rischio Covid-19 per modificare le pratiche standard con l’obiettivo di ridurre il rischio del soccorritore. Lo stesso hanno fatto i «council» europei e italiano. «È chiaro quindi che in queste nuove linee guida 2020 un riferimento alla situazione introdotta dalla pandemia andasse fatto — spiega Giuseppe Ristagno, rianimatore e presidente di Irc che, insieme a Federico Semeraro e Andrea Scapigliati del comitato scientifico, ha collaborato alla stesura delle Linee guida europee —. Ormai dobbiamo convivere con Sars-Covid 2 e quindi bisognava dare anche indicazioni per questo tipo di pazienti»

Per ogni minuto che passa, 10% di sopravvivenza in meno

Ogni anno in Europa si stima siano colpite da arresto cardiaco oltre 400mila persone. Si calcola che nel 33% dei casi sia possibile ripristinare la circolazione (ROSC, return of spontaneous circulation), ma le persone che sopravvivono dopo il ricovero in ospedale sono l’8% dei casi totali. La percentuale di persone che assistono all’arresto cardiaco e che intervengono con le manovre salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) è in media del 58% ma varia molto nei diversi Paesi. L’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici (DAE) avviene solo nel 28% dei casi. «La possibilità di sopravvivenza all’arresto cardiaco diminuisce del 10% per ogni minuto che passa» osserva Giuseppe Ristagno, presidente di Italian Resuscitation Council (IRC). «Per questo motivo le nuove linee guida vogliono gettare le basi per una “catena della sopravvivenza” che preveda, anche attraverso il diretto coinvolgimento dei cittadini, il rapido riconoscimento dell’arresto cardiaco, la chiamata al 112 (118), l’avvio delle manovre salvavita e l’uso del defibrillatore. È importante che questi punti, che si basano su forti evidenze scientifiche e che hanno come premessa fondamentale le necessità di formare quante più persone sul primo soccorso, siano stati fissati all’interno delle linee guida europee perché d’ora in avanti rappresenteranno per gli Stati e i sistemi sanitari un modello a cui adeguarsi e su cui costruire procedure di intervento più efficaci».

Formazione a scuola e applicazioni per cellulari

«Sono più di 65.000 i casi di arresto cardiaco che avvengono ogni anno in Italia e solo una minima parte avviene in reparti attrezzati per affrontare prontamente il problema. È pertanto fondamentale che vengano coinvolti nel soccorso tutti i soggetti della “catena della sopravvivenza” che vanno dal testimone occasionale di un malore fino al rianimatore più esperto nel trattamento della sindrome post-arresto cardiaco» aggiunge Niccolò B.Grieco membro di Irc e direttore di corsi avanzati presso il centro di formazione Critical Care Niguarda, che da anni si occupa di formare ed aggiornare personale medico e infermieristico del Dipartimento cardiotoracovascolare dell’Ospedale Niguarda di Milano, sostenuto dalla Fondazione De Gasperis. Uno dei punti centrali del documento europeo, pubblicato in versione integrale sulla rivista scientifica «Resuscitation» e sul sito dell’European resuscitation council, è proprio la formazione dei cittadini, il cui coinvolgimento è fondamentale per rendere più veloci ed efficaci i soccorsi. Gli esperti chiedono agli Stati europei di introdurre a scuola la formazione obbligatoria sul primo soccorso e di promuovere iniziative per formare quanti più cittadini possibile. Le persone formate, infatti, sono in grado di svolgere le operazioni necessarie in caso di emergenza, in attesa dell’arrivo dei soccorsi: riconoscere l’arresto cardiaco, chiamare subito il 112 (118), iniziare immediatamente le manovre salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni), utilizzare il defibrillatore semiautomatico (DAE), quando disponibile. Formazione che può può essere supportata dall’uso di smartphone, tablet, ecc. utilizzando app e social media, nonché dispositivi di feedback. Come pure di strumenti come la gamification (ad es. realtà virtuale e aumentata, app per tablet che simulano monitor, ecc.). Se le persone che assistono a un arresto cardiaco non sono formate, è essenziale che gli operatori del 112 (118) diano loro al telefono le istruzioni su cosa fare.

App di geolocalizzazione e campagne di sensibilizzazione

Secondo le linee guida gli operatori devono adottare criteri uniformi ed efficaci per capire velocemente se la segnalazione ricevuta riguarda un arresto cardiaco. In questo caso gli operatori devono dare indicazioni su come effettuare la rianimazione cardiopolmonare (se la vittima non risponde e in caso di respiro assente o non regolare). Inoltre, gli esperti chiedono agli Stati europei di adottare tecnologie e applicazioni per cellulari che consentano di allertare più rapidamente il 112 (118) e di geo-localizzare i defibrillatori disponibili sul territorio per capire dove si trova quello più vicino al luogo dell’emergenza. La stessa tecnologia consentirebbe di geo-localizzare anche i potenziali soccorritori (medici oppure persone formate sul primo soccorso) che si trovano in zona e che, avendo scaricato l’applicazione, hanno dato la loro disponibilità a intervenire in caso di necessità. «Nelle nuove linee guida c’è un nuovo capitolo che si chiama System saving lives, il sistema per salvare le vite, in cui ci si focalizza principalmente sulla necessità di fare intervenire la comunità come primo soccorritore nell’attesa che arrivino i mezzi di soccorso avanzati». Attraverso quali strumenti? «Ad esempio l’utilizzo di app per localizzare non soltanto i defibrillatori ma anche i soccorritori laici registrati nel sistema di soccorso, vicini alla vittima, e quindi poterli allertare e mandare sul posto nel tempo più breve possibile. E, ancora, la creazione di registri dei Dae (defibrillatori automatici esterni, ndr) per poterli localizzare nella maniera più facile possibile. Utilizzare poi l’Intelligenza artificiale per il riconoscimento anche tramite la chiamata. Senza dimenticare le campagne di sensibilizzazione come Kids save lives da incentivare ancora di più». A questo proposito, le nuove Linee guida

Il disegno di legge sul primo soccorso (bloccato da due anni)

Queste novità previste dalle nuove linee guida sono già state inserite, anche su iniziativa di IRC, nel disegno di legge sul primo soccorso che oggi è in attesa di una definitiva approvazione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato, dopo aver già ottenuto il sì della Camera nel 2019. Irc provvederà inoltre alla traduzione e all’adattamento della versione italiana delle linee guida che sarà disponibile gratuitamente sul sito dell’associazione. Gli esperti di Irc che hanno collaborato alla definizione del documento europeo sono Giuseppe Ristagno (presidente di IRC), Andrea Scapigliati (past president di IRC), Federico Semeraro (ex presidente e membro del comitato scientifico di IRC, attuale presidente eletto di European Resuscitation Council), Claudio Sandroni (già membro del comitato scientifico di IRC), Tommaso Pellis (coordinatore del comitato scientifico di IRC) e Daniele Trevisanuto (professore associato di pediatria e socio IRC). Ha collaborato inoltre Tommaso Scquizzato, studente di medicina.

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